Elogio del posto fisso ( e di chi ce l’ha)

di loredago

Il nuovo mondo di Galatea

Ciao a tutti,

voglio confessare un orribile peccato: io sono una statale con il posto fisso. Lo so, me lo ripetete ormai tutti i giorni e da tutti i pulpiti: sono la rovina di questo paese. Se l’Italia non è la nazione più sviluppata al mondo, e non abbiamo imprese astronautiche, startup fantascientifiche e distretti specializzati in ogni cazzabubbolo informatico è colpa mia. Sono io che blocco con la mia sola esistenza le magnifiche sorti progressive dello Stato. Sono un’infingarda dalla mentalità ristretta, ancorata al vecchio, arroccata nei suoi privilegi, che poi sarebbero uno stipendio a fine mese, una serie di compiti precisi da svolgere per contratto, un certo numero di giorni di ferie all’anno, un orario stabilito da passare al lavoro, e la possibilità, se mi ammalo, di restare a casa o in ospedale a curarmi, senza essere licenziata. A mio personale, personalissimo avviso, questi dovrebbero essere i diritti…

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