Pasquale Terracciano e i privilegi degli ambasciatori.

di loredago

Con un articolo su Lavoce.info, Roberto Perotti ha recentemente sollevato il tema delle eccessive retribuzioni degli ambasciatori italiani. La nostra libera stampa, sempre solerte nell’individuare nuove categorie di pubblici dipendenti a cui attribuire la responsabilità di tutti i mali del Paese, ha alzato nelle ultime settimane un tale polverone sulla Casta dei Diplomatici che qualche giorno fa il Ministro degli Esteri Mogherini si è impegnata a intervenire drasticamente sui costi della diplomazia (più a parole che altro, stando al Fatto Quotidiano).

Ad ogni modo, le analisi del professor Perotti hanno suscitato la levata di scudi dell’ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano, che ha negato di appartenere a una categoria privilegiata e ha denunciato la gogna mediatica lanciata da Lavoce.info.

Il caso ha voluto che il canale televisivo spagnolo La Sexta proprio oggi abbia trasmesso la replica di un episodio del 2012 di ¿Quién vive ahí?, uno di quei programmi in cui il presentatore mostra le case dei ricchi per fomentare l’invidia sociale dei poveri. In questa puntata, il cui video sono riuscito a recuperare, si fa visita all’ambasciata italiana a Madrid. All’epoca l’ambasciatore era proprio il nostro amico Pasquale (“Pascuale”, secondo La Sexta) Terracciano:

 

Il video è da vedere. Sulle note di Battiato e di Al Bano veniamo guidati attraverso i 2.000 mq dell’ala privata dello splendido edificio (“dove si parla italiano… e si vive di lusso!”) e, mentre una scritta in sovrimpressione ci dice che 5 camerieri lavorano alle dipendenze dell’ambasciatore, la moglie di Terracciano ci regala la seguente perla:

La gestione della casa è più complicata di quella di una casa più piccola, perché se non c’è il cameriere vicino, per chiamarlo devi prendere il telefono, e magari nemmeno il telefono è a portata di mano, e poi per andare in cucina devi fare cento metri… è complicato.

L’ambasciatore poi ci parla con orgoglio della sua Maserati di servizio, la signora ci fa sapere che “ci si abitua troppo in fretta a vivere in una casa così”, e ci si saluta fino alla prossima puntata.

Ora, nessuno ha niente da ridire sul fatto che le ambasciate italiane abbiano sede in prestigiosi edifici storici (il palazzo madrileno in questione è descritto in un imbarazzante italiano sul sito del Ministero degli Esteri). Ci lascia invece perplessi che questi palazzi siano riservati quasi integralmente alla residenza privata dell’ambasciatore e della sua famiglia. Tanto più che, come minimo da una cinquantina d’anni, la funzione dell’ambasciatore italiano in Spagna non è esattamente quella di proiettare la potenza del nostro Stato: ci si aspetterebbe piuttosto, che so, che i nostri due Paesi cooperassero nel trovare vie di uscita a una crisi che ci vede accomunati dalla posizione mediterranea. Un obiettivo che non si persegue nel migliore dei modi lamentandosi della difficoltà di gestire la servitù in una trasmissione tv dedicata alle case dei ricchi: devi rappresentare lo Stato Italiano, Terracciano, non impressionare il Conte Duca di Olivares, per Dio.

O almeno, se ormai la frittata è fatta, si potrebbe avere il buon giusto di non attirare l’attenzione su di sé atteggiandosi a vittima incolpevole della gogna mediatica.

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