Promuovimi questo.

di loredago

merkelpromuove

Così i giornali di oggi.

Ora, ai titoli tipo “L’Europa promuove” o “Bruxelles boccia” ci eravamo abituati, e potevamo anche farceli star bene in nome dell’europeismo.

Invece non è chiaro quando il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania abbia acquisito la facoltà di promuovere o bocciare la politica interna della Repubblica Italiana.

Beninteso, se si ritiene che i rapporti di forza in Europa costringano l’Italia a chiedere proprio a Berlino, e non più a un organismo sovrannazionale cui si è volontariamente ceduta parte della propria sovranità, l’approvazione delle proprie politiche, è senz’altro giusto dirlo: così gli italiani possono riflettere sulla propria condizione semi-coloniale e orientare il proprio voto in base a quanto la trovino soddisfacente. È ad esempio apprezzabile il fatto che Mario Monti non abbia mai nascosto di ritenere positiva la “germanizzazione” dei paesi mediterranei: un’opinione, questa, legittimamente condivisa da quel 10% di elettori che l’ha votato nel 2013.

Ciò che è davvero insopportabile è il pellegrinaggio a Berlino di chi, come il successore di Monti, andava vantandosi delle sue balls of steel o di chi, come il successore del successore di Monti, non perde occasione di pubblicizzare la sua indipendenza dai tecnocrati e il suo rifiuto a farsi assegnare compiti a casa da chicchessia.

Perché altrimenti poi siamo costretti a sorbirci la storia che dalla Merkel ci siamo andati solo per fare due chiacchiere in amicizia, e i compiti a casa li facciamo perché sono gli italiani che ci chiedono di farli. Mentre a me ingenuamente sembrava che, votando al 90% per partiti dichiaratamente antieuropeisti o con radicali progetti di riforma dell’Unione, gli italiani avessero mandato un messaggio abbastanza chiaro su quanto si stessero divertendo a fare i compiti a casa.

Se non si ha la forza, la volontà o il coraggio di portare avanti una politica autonoma, perlomeno si taccia. Perché non esiste al mondo figura più patetica di quella di chi si atteggia a bullo ma si cala si cala le braghe davanti a chi è più bullo di lui. E poi racconta di essersele calate spontaneamente perché voleva far prendere aria alle palle. D’acciaio, of course.

nelson

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